| Biografia |
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Compositore e pianista di Pordenone, classe ’76, avvocato penalista (si è laureato con il massimo dei voti e la lode in giurisprudenza a 24 anni con una tesi in diritto penale sui casi di favoreggiamento del cliente da parte dell’avvocato difensore), ha formato il suo stile musicale attraverso l’esperienza maturata sin da giovanissimo nella musica per il cinema, per il teatro e per la pubblicità lavorando a più di 50 produzioni.
Nel 2006, con la consapevolezza acquisita in una decina d’anni di scritture, dopo un paio di concerti in duo con il fisarmonicista Gianni Fassetta in cui per la prima volta si esibisce in pubblico in forma di concerto senza lo schermo cinematografico, con composizioni tutte di suo pugno, ha l’occasione di pubblicare il suo primo album Dispari (Rai Trade/C.N.I.), struggente lavoro strumentale che raccoglie uno splendido brano ispirato a Tina Modotti (Que viva Tina!) e alcuni dei temi in origine composti per capolavori del muto ma ripensati in forma del tutto autonoma dalle immagini. Nel libretto che accompagna l’album, infatti, non vi è volutamente alcun riferimento esplicito al cinema: si rivelerà rapidamente una delle sorprese discografiche della stagione 2006/2007. Appena pubblicato su iTunes (il più importante store mondiale di musica in formato digitale) schizza subito al primo posto nella classifica dei dischi jazz italiani, rientrando a più riprese nella top 10 sino ancora ad oggi. Il programma di Raitre Ballarò utilizza spesso le sue melodie come commento musicale, e lo stesso fa Otto e Mezzo su La7. Si parla di una nuova onda multimediale, musica d'atmosfera da ascoltare ad occhi chiusi/aperti, canzoni senza parole, melodie avvolgenti che duettano (a quel momento ancora idealmente) con le sequenze del grande cinema muto. La critica ne loda a più riprese, con una vera e propria messe di recensioni, il fascino del linguaggio trasversale in bilico tra jazz, musica classica, canzone d’autore, la grande musica da film, l’opera e Vincenzo Mollica, nella rubrica Do-re-ciak-gulp del Tg1, definisce l’esordio discografico di Anzovino “il più bell'omaggio musicale mai scritto per il cinema muto e per Louise Brooks”. Il passaparola tra il pubblico e gli addetti ai lavori fa rimbalzare la musica fino a New York, dove l’etichetta Pumpaudio lavora al lancio americano. Anche Simone Cristicchi, vincitore del Festival di Sanremo 2007, si innamora delle melodie di Anzovino, tanto da scegliere il brano L’immagine ritrovata come tema principale del suo documentario Dall’altra parte del cancello (distribuito in dvd dalla Sony/BMG) e dello spettacolo teatrale Centro di Igiene Mentale.
L'album Tabù pubblicato in anteprima su iTunes schizza in meno di 48 ore al numero 1 della classifica jazz italiana, ed Anzovino riesce nel difficile obiettivo di avere contemporaneamente due album in top10, poichè nel frattempo anche Dispari continua a suscitare grande interesse. Con la distribuzione dall'1.10.2008 nei negozi il successo viene confermato dalle ottime vendite anche traghettate dal passaparola e dai favori della critica che accoglie con entusiasmo il nuovo lavoro discografico: dalla stampa quotidiana ai telegiornali nazionali, dai magazine fino alle riviste specializzate, in modo assolutamente trasversale, si occupano di Remo Anzovino, definendolo la nuova rivelazione della musica strumentale italiana.
Con il suo terzo album Igloo (Odd Times/Egea, uscita ufficiale 26.4.2010) Remo Anzovino riesce a sorprendere ancora una volta pubblico e critica con un disco ancora diverso con cui realizza il sogno di abbattere le convenzioni e di fondere una piccola, moderna sinfonia con una serie di duetti contemporanei ricavati su alcune tracce tematiche della stessa sinfonia. Uno spazio musicale dove il pianoforte duetta volta per volta con una batteria, un sax, una tromba, una chitarra, un contrabbasso, un clarinetto. Nell’idea che la musica non conosca confini e steccati e che la composizione possa definitivamente fondere il classico con il moderno. L’igloo è il simbolo di questa ricerca, di questo guardarsi e vedersi vivere. Un luogo in cui entrare e dal quale osservare il mondo esterno, per poi uscirne, lasciare che si sciolga e riprendere il cammino nel mondo contemporaneo. Dunque ancora una volta il talento straordinario di questo giovanissimo compositore, tra le vere novità uscite nella musica italiana di questi ultimi anni, si confronta con la sua stessa musica in un’ansia frenetica di costruire e destrutturare i suoi stessi temi e linee melodiche. Arrangiando l’orchestra come le parti dei singoli strumenti e con loro duettare con il suo pianoforte. Igloo è così diventato una sorta di moderna sinfonia, dal sapore anche fortemente cinematografico ed evocativo, nella quale vengono descritti i sentimenti e le emozioni umane più ancestrali. Un viaggio in musica del tutto inedito nel panorama discografico: un susseguirsi di musiche dove ai movimenti sinfonici codificati - affidati ad una orchestra di oltre 40 elementi - fanno da contrappunto i duetti tra Anzovino ed alcuni tra i più grandi strumentisti italiani sulla scena internazionale: con la batteria di Franz Di Cioccio (PFM), con il clarinetto di Gabriele Mirabassi, con il contrabbasso di Enzo Pietropaoli, con la chitarra di Bebo Ferra, e con i due TOP JAZZ 2009 (il referendum annuale indetto dalla storica rivista Musica Jazz) Francesco Bearzatti per il sassofono, Luca Aquino per la tromba. Ad illustrare graficamente questo viaggio in musica è stato chiamato Davide Toffolo (tra i più stimati fumettisti underground italiani, oltre che leader della rock band di culto Tre Allegri Ragazzi Morti) che ha immaginato questo mondo musicale con un concept grafico diretto, minimale e moderno: due orsi, altri da se stessi, che osservano un relitto di ghiaccio, come un avanzo di grattacielo, avanzare nel nulla. |
Bio


Tra i tanti titoli musicati si ricordano “Metropolis” di Lang, “Nosferatu” e “Tabù” di Murnau, “The Cameraman” e “Navigator” di Buster Keaton, “Il gabinetto del dr. Caligari” di Wiene, “Diario di una donna perduta” e “I misteri di un’anima” di Pabst, “Il Circo” di Chaplin. Con la partitura per orchestra sinfonica composta per il capolavoro di R. J. Flaherty “Nanook l’Eschimese” ha vinto il premio speciale del pubblico all’edizione 2006 del Festival Internazionale di Cinema e Musica di Bolzano “Rimusicazioni”.